Castello Visconteo (casa Ferrari) Beura Cardezza

Nel nucleo centrale, la parte più antica del paese, proprio dove inizia la lenta e tortuosa mulattiera che conduce a Bissoggio, sorge la casa che Carlo Nigra nel suo libro Torri, castelli e case forti del Piemonte edito nel 1937, chiama “Casa Ferrari”. Come scrive Luigi Arioli nel 1964 su “Illustrazione Ossolana” la casa ha la forma di un parallelepipedo, stretto ed allungato, coperto da un tetto a due spioventi. Uno zoccolo segna il livello del piano terra e rivela la pendenza del terreno. È costruita su due piani evidenziati da un robusto cordolo in sasso che corre all’altezza dei davanzali delle finestre. L’ingresso e costituito da un ampio portone archiacuto, che si apre sulla facciata rivolta verso la piana del Toce. Vi si accede superando tre gradini. (La parete a destra risulta rimaneggiata). Nel piano superiore si aprivano quattro finestre a sesto acuto, ora trasformate in porte, che si aprono su di un ballatoio aggiunto. Sotto la seconda finestra da destra vi era un grande affresco di cui si vedono ancora le tracce. Sul fianco destro della casa al secondo piano si apre una finestra piccola ed elaborata, sul cui archivolto si legge: IO 1427 MA. Il fianco sinistro è nascosto da una costruzione aggiunta nel secolo XVIII ed in origine doveva essere a parete nuda. Alla facciata posteriore ora quasi irriconoscibile per le numerose aggiunte, si appoggiava una loggia sostenuta da quattro colonne. Il portale anteriore immette in un androne sul quale si apriva un atrio che ora e chiuso e nel quale probabilmente era installata una scala di legno. Ad est si apriva una finestra ad arco acuto posta tra il pianterreno ed il primo piano, di cui si intravedono tracce.

Il fondo dell’androne dava in un grande cortile interno sul quale incombeva la ripida montagna, e che ora o in gran parte occupata da costruzioni. Dall’atrio si passava in una stanza con camino, a sinistra dell’androne ci si immetteva in un grande salone. Il piano superiore aveva una bella camera con camino, rivolta a sud. Lo spazio rimanente era forse suddiviso da pareti in legno. La casa fu ingrandita con un’aggiunta a nord est certamente prima della fine del secolo XV e risalgono forse a questo periodo anche il loggiato con le quattro colonne che c’era sulla facciata posteriore. Alla fine del 1500 venne rifatto un camino, in marmo pregiato, si può dedurre la data del rifacimento dallo stile e dal confronto con i camini della Torre di Piedimulera che sembrano della stessa mano. Nella seconda metà del ‘700 l’atrio viene trasformato in camera di abitazione, vengono costruiti una scala, il forno ed altre camere; viene rimaneggiato il terrazzo ed una colonna con base e capitello sono rimasti per lunghi anni sulla strada. Le altre formano ancora un suggestivo portichetto. Qua e là si leggono incise le date 1764 – 1795 – 1796. Epoca in cui diventa probabilmente abitazione privata. Ed ora cerchiamo di conoscere la vita di questa casa. Il suo stile nell’aspetto primitivo, sempre secondo Luigi Arioli, è un chiaro esempio di architettura lombarda del 1400. Carlo Nigra afferma che la casa “appartenne già alla famiglia Ferrari, una delle più cospicue della bassa Ossola, di cui è scolpito lo stemma sull’arco a sesto acuto della porta”. Replica l’Arioli: “Ciò non è convincente infatti questo stemma o un’aggiunta e sta in sott’ordine rispetto all’altro dei Visconti”. Inoltre non è attribuibile alla famiglia poiché sulle case dei patrizi, lo stemma era l’affermazione del casato e quindi veniva eseguito con precisione e conveniente fasto, cosa non certo rilevabile in questo caso. …

Il piano terreno, come dice Arioli si abbassa di molto sotto il livello del suolo ed ha una volta a botte, illuminata da una piccola finestra. L’ingresso e costituito da una porta a tutto sesto. Sopra la porta, all’interno si apre una botola che serviva come difesa in caso venisse sfondata. Il primo piano serviva per le guardie. Vi si accedeva attraverso una porta sul lato nord-ovest raggiungibile con una scala a pioli. È illuminato da una finestra e si possono osservare quattro feritoie ed un camino. Una scala, rifatta in pietra, porta al piano di sopra dove si trovava un locale di soggiorno con due finestre, una delle quali con un curioso doppio davanzale All’esterno è visibile una canna fumaria sporgente. In epoca imprecisata, ma non dopo i primi decenni del 1500, fu costruito un ponte di comunicazione con la casa precedente, che doveva facilitare la difesa. Ora è chiuso. L’ultimo piano, il terzo, serviva per il riposo ed aveva sette finestre ed una feritoia. Una lettera del 1487, scritta dal Conte Giovanni Borromeo, racconta che il Duca di Milano, voleva fortificare Trontano e Beura, quindi come testimonia Luigi Arioli, la torre probabilmente fu costruita proprio in questa occasione. Il testo originale della lettera riportalo in un volume del Bianchetti dice: “Ho avuto una de Vostra Illustrissima Signoria per la quale me scrivo circa ci fortificare de Tragontano et torre de Beura…. dal canto mio non mancara mai ad fare ogni prova et esperientia per dimostrare la fidelità mia …. reserverò fino che la Signoria sia qui, ad farli intendere quanto occorre circa ciò”. La leggenda dice che nella casa “Ferrari” venivano pronunciate le condanne a morte dei malfattori, che poi erano ghigliottinati nella torre adiacente. Una terza costruzione, abbastanza interessante e vicina alle precedenti, e costruita sopra un dosso di roccia. Al piano terreno si osservano alcune feritoie e porte. Mentre al piano superiore si apre una piccola finestra tutto sesto ora chiusa che ha i conci dipinti di rosso. Risale alla fine del XV secolo o all’inizio del seguente. Anche questa costruzione presenta le caratteristiche di una torre» (da Oltre l’Antica Soglia. Beura tra Storia e Leggenda, Edizioni Casarosa).